
giovedì 31 dicembre 2009
lunedì 16 novembre 2009
"Impegno Per i Giovani"
Il Candidato al Consiglio Dei Giovani
Francesco Del Broccolo
sabato 14 novembre 2009
Raggiunta l'intesa per le regionali tra i partiti "La Destra" e il "Pdl" !!!

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi i vertici de La Destra, rappresentata dal segretario Storace e dal presidente Buontempo, a seguito della conferenza programmatica del movimento.Il Pdl e La Destra, si legge in una nota, concorreranno insieme alle elezioni regionali, con formale apparentamento, in alternativa alle sinistre.“Sarà l’ufficio di presidenza del Pdl a indicare le modalità alle strutture regionali per la definizione dei programmi elettorali, della partecipazione ai premi di maggioranza sul territorio e delle responsabilità di governo nelle regioni dove la coalizione si affermerà. Analogamente si procederà per le coincidenti elezioni amministrative”, conclude la nota.
giovedì 5 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
Assemblea Regionale Gioventù Italiana Lazio

venerdì 2 ottobre 2009
La Destra e Gioventù Italiana Priverno:Serrate le fila,l'attacco è pronto!

lunedì 28 settembre 2009
"La Destra".Emiio Perroni Commissario Provinciale
Il Segretario Regionale de "LaDestra", On. Vittorio Messa, d'intesa con il Presidente Nazionale, On. Teodoro Buontempo, ed il Segretario Nazionale del Partito, On. Francesco Storace, ha provveduto nei giorni scorsi alla nomina del Commissario della Federazione Provinciale di Latina. Si tratta del Dott. Emilio Perroni, libero professionista, quarantatreenne, terracinese, già Dirigente Provinciale e Candidato al Senato della Repubblica alle Politiche del 2008 per lo stesso Partito.
Perroni succede al Segretario Provinciale Dott. Andrea Stabile cui va il più sincero ringraziamento da parte dell'intera Comunità de "LaDestra" di Latina e del territorio della Provincia tutta per il prezioso lavoro ed impegno quotidiano profuso per garantire la credibilità e l'immagine sana e coerente del Partito in questo ultimo anno.
Le prime parole del Commissario Perroni, che guiderà il Partito fino alle Elezioni Regionali del Marzo 2010, sono relative al sentiero che intende percorrere insieme alla base e tutti i militanti de "LaDestra", facendo leva su quella che fu l'intuizione del Segretario Storace: "Con grande anticipo rispetto a quella che è stata poi l'involuzione di AN, Storace comprese che dietro il sorriso di Fini si nascondeva la morte della Destra Italiana ed è così che, con coraggio e disponibilità al sacrificio, ha dato vita a quella che oggi come oggi è l'unica casa possibile per chi incarna certi ideali e propugna determinati valori. Sarà nostro dovere ridare alla Politica un peso specifico nella quotidianeità dei nostri concittadini. Sarà nostro obiettivo riavvicinare gli sfiduciati, i delusi, gli astensionisti. Sarà nostro compito primario rappresentare da Aprilia a Minturno un punto di riferimento per la gente comune che sente il bisogno di una Politica basata sul Sociale, per affrontare le tante emergenze del momento e ridare fiducia ed ottimismo ad una intera Comunità".
sabato 12 settembre 2009
Fini è un (compagno) travestito

martedì 8 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009
Gheddafi-Berlusconi, amicizia pericolosa!

giovedì 3 settembre 2009
"Gioventù Italiana" Priverno apre la Campagna Tesseramento 2009-2010
E’ iniziato il tesseramento di "Gioventù Italiana" movimento giovanile del partito,dopo le tante battaglie intraprese sia a livello nazionale,comunale e territoriale il movimento giovanile vuole un gruppo sempre più affiatato e continuare a combattere per le nuove battaglie attuali e future.
Il tesseramento partirà dal 15 settembre fino al 15 dicembre,il costo della tessera è di 6 euro.
Il responsabile del tesseramento è Il dirigente Domenico Capodilupo.
Per informazioni e contatti http://www.ladestrapriverno.com/ E-MAIL LADESTRAPRIVERNO@LIBERO.IT oppure venite a visitarci nella sezione "Giorgio Almirante" in via Giacomo Matteotti n°123 a Priverno.
Il Dirigente di "Gioventù Italiana" di Priverno Domenico Capodilupo.
mercoledì 5 agosto 2009
Anche “GIOVENTU’ ITALIANA” di Priverno per il ritiro delle truppe Italiane dall’Afghanistan




I ragazzi del movimento giovanile de “la destra”questa notte hanno affisso per la città di Priverno volantini e manifesti per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan,il messaggio di questa iniziativa recita”NEPPURE UNA GOCCIA DI SANGUE ITALIANO VERSATO PER UNA GUERRA DI ALTRUI”infatti nella notte di venerdì in molte città d’Italia i ragazzi di Gioventù Italiana hanno versato del liquido rosso per simboleggiare il sangue dei nostri militari italiani caduti in guerra.
Con questo messaggio chiediamo al governo di ritirare immediatamente tutte le truppe militari italiane in Afghanistan,l’iniziativa ha lo scopo di far capire al popolo italiano che i nostri militari perdono la vita per una guerra di altri,non italiana,non ha significato mettere a repentaglio le vite dei nostri soldati per gli interessi degli U.S.A.
Dopo il recente attacco dei giorni scorsi a causa del quale sono rimasti feriti cinque soldati italiani riteniamo di essere partecipi di una guerra che ormai ha perso di significato ,anche perché i nostri militari sono stati inviati in Afghanistan per una missione di pace e parliamo di “ingaggio di truppe secondo regole precise" e non sono preparati per azioni di guerra come lo sono le truppe britanniche e americane.
Francesco Del Broccolo (Segr.De La Destra di Priverno)
Giuseppe Sarra (Segr.Di Gioventù Italiana di Priverno)
Priverno 04/08/09
giovedì 25 giugno 2009
venerdì 15 maggio 2009
Cambiamo Questa Provincia!
VOLTARE PAGINA SI PUO'
IL 6/7 GIUGNO VOTA PIRRI ANNITA AL CONSIGLIO PROVINCIALE CON MACCI PRESIDENTE
martedì 12 maggio 2009
lunedì 11 maggio 2009
Elezioni Provinciali-Europee del 6 e 7 giugno


Francesco Del Broccolo
..."La Provincia è Donna"
sabato 9 maggio 2009
domenica 3 maggio 2009

La Destra si presenterà alle elezioni Europee sotto il simbolo de L’Autonomia insieme al Mpa, all’Alleanza di Centro di Pionati e al Partito Pensionati di Fatuzzo.Sul proprio simbolo non ci sarà più la fiamma a causa di una decisione del ministero dell’Interno, il quale consente a un partito sciolto, che ha rinnegato i valori, la cultura e la politica, di presentare un simbolo che gli elettori non troveranno sulla scheda elettorale, allo scopo di impedire a noi l’uso della fiamma che è stata un riferimento ideale della nostra intera vita e che ha sempre accompagnato la nostra elezione.
Siamo abituati ad affrontare le situazioni difficili con amarezza affronteremo anche questa ingiusta decisione. Ci riserveremo, inoltre, dopo la campagna elettorale, di adire tutte le vie legali e di mettere in campo gli strumenti politici per liberare la fiamma da chi vuole chiuderla in un cassetto e buttare via la chiave. Uno stato democratico e pluralista dovrebbe impedire che si presentino dei simboli con il semplice scopo di impedire ad altri di poterli utilizzare.
Il totalitarismo strisciante si arricchisce di questo nuovo squallido episodio e ci auguriamo che questo inaccettabile comportamento venga punito dagli italiani e, in particolare, dagli elettori che si sono da sempre riconosciuti nella tradizione del Movimento sociale italiano.Più voti andranno a La Destra più sarà forte la condanna verso politici spregiudicati ed arrivisti, che si ritengono talmente onnipotenti da poter avere disprezzo per la democrazia e calpestare una intera comunità ferita dal loro tradimento.
VECCHIE AUTOSTRADE, NUOVE TARIFFE
di Francesco Storace
Il primo maggio è stato un giorno di festa per chi il lavoro ce l’ha, ma è stato anche il giorno dell’aumento dei pedaggi autostradali. 2,4 per cento in più. Nuove tariffe, per la gioia dei cittadini, che continuano a tenere bene aperto il portafoglio per pagare balzelli e rincari ormai all’ordine del giorno.
Incrementi anche del sovrapprezzo chilometrico a esclusivo beneficio di Anas e adeguamenti per il raccordo autostradale Valle d’Aosta (0,51%), Autostrada Torino-Savona (0,73%), Autostrada Tirrenica (5,14%), Tangenziale di Napoli (6,63%), Autostrade meridionali (4,89%).
Purtroppo il ritornello è sempre lo stesso, le autostrade italiane restano inadeguate in molte zone del Paese, con tratti ad alta pericolosità (nel sud dell’Italia la situazione è particolarmente difficile e la Salerno-Reggio Calabria è un esempio ormai ‘storico’), ma anziché investire e progettare per garantire un rilancio reale di queste infrastrutture, di nuovo ci sono soltanto le tariffe, ritoccate al rialzo, ovviamente.
E’ ora che la politica faccia sentire forte la sua voce, la voce del dissenso, quella di chi non ci sta a subire in silenzio lo strapotere di coloro che, una volta al governo, centrodestra o centrosinistra che sia, fanno pesare di più le chiacchiere piuttosto che i fatti.
Mentre si lanciano roboanti messaggi di propaganda promettendo mega costruzioni e rapidi collegamenti con tutta Europa, il Paese arranca dietro una burocrazia ancora ingessata e infrastrutture obsolete o che, comunque, andrebbero costantemente monitorate, garantendone manutenzione ed efficienza.
Ciò che invece arriva puntuale è l’aumento delle tariffe.
Non è certo questa la strada da seguire per puntare ad una rinascita economica e turistica della nostra penisola e chi, dopo il 7 giugno, sarà eletto per rappresentare l’Italia al Parlamento europeo non potrà che tenerne conto.
La Destra è nata per questo e gli italiani lo stanno scoprendo, è nata per difendere gli interessi nazionali, per offrire uno sviluppo certo, con un lavoro quotidiano, mirato, attento. Presente sul territorio, per essere presente in Europa.
sabato 2 maggio 2009
mercoledì 29 aprile 2009
Storace presenta le liste per le Europee...
Aiutiamoci tutti in questa grande battaglia di libertà. Usiamo le tre preferenze in ogni territorio per dimostrare quanti voti avranno portato gli elettori de "LaDestra" per il successo della coalizione. E dall’anno prossimo saremo anche determinanti in tutte le regioni che si rinnoveranno. E’ il caso di dire davvero: buona Destra a tutti!
martedì 28 aprile 2009
28 APRILE 1945-28 APRILE 2009..NOI NON DIMENTICHIAMO!!!
"Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede. Il mondo, me scomparso, avrà ancora bisogno dell'Idea che è stata e sarà la più originale e meditarranea ed europea delle idee. La storia mi darà ragione.Vent'anni di Fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d'Italia... Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo... Finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti, ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò".Il 28 Aprile 1945, a Giulino di Mezzegra (Como), venivano assassinati Benito Mussolini e Claretta Petacci... i corpi furono portati a Piazzale Loreto insieme ad altri 18 gerarchi tra cui: Achille Starace, Alessandro Pavolini e Nicola Bombacci, lo scempio di Piazzale Loreto resterà una delle pagine più vergognose della storia italiana, la folla con sputi, sassi e qualunque altro oggetto adatto al caso inveiva contro quei cadaveri appesi a un distributore di benzina. Molti ricorderanno lo scempio di Piazzale Loreto come una pagina nera della resistenza italiana, indignati da simili atti contro persone ormai non più esistenti.Soltanto dopo si effettuò l'autopsia sul cadavere di Mussolini. Sulla Petacci non fu, inspiegabilmente, effettuato alcun esame autoptico. Si dice infatti che l'autopsia non fu fatta sul corpo della donna in seguito alle violenze sessuali che lei aveva subito precedentemente alla sua esecuzione del tutto criminale, in quanto sulla donna non pendeva alcuna colpa imputabile. Quindi perché fu uccisa? Altro mistero da aggiungere a quelli già presenti.Un ordine preciso del CLN, inviato personalmente dal Prof. Bucalossi (il partigiano Guido) all'Istituto di Medicina Legale di Milano, impedì che si procedesse alla prescrizione dell'esame autoptico sul cadavere della Petacci. Molto probabilmente per nascondere le sevizie e lo stupro di gruppo a cui era stata sottoposta. L'autopsia è l'ennesimo mistero di questo tragico evento. A fare da padrone a questo ulteriore dubbio sulla morte del duce è un medico che affermò in un'intervista di essere stato presente all'autopsia sul corpo di Mussolini. Subito il medico sostenne che la morte di Mussolini non avvenne solo a causa delle ferite derivanti dalla fucilazione. E da cosa allora? Secondo il medico legale i colpi di arma da fuoco furono successivi alla loro morte! Infatti essi furono prima picchiati, seviziati, malmenati e soffocati! Solo dopo la loro morte sono stati inflitti loro i colpi d'arma da fuoco. Continua ancora il medico: Premetto che Mussolini e la Petacci al momento del decesso erano nudi, in quanto le ferite provocate sulla pelle nuda sono ben diverse da quelle provocate su dei corpi con degli abiti, e questo lo può confermare qualunque medico legale. Poi, si aggiunse la vasta zona di ematoma alla base del collo di entrambi, La Petacci presentava ferite ano-vaginali; si pensò che le fu introdotto negli orifizi un bastone o un manico di scopa così violentemente da provocarle emorragie interne gravissime. All'interno della zona vaginale e anale, furono trovate tracce di liquido seminale, facendo presupporre che si trattò di uno stupro di gruppo. Il Duce, a sua volta, non fu risparmiato, infatti, prima che fosse ucciso, fu sottoposto a un vero e proprio supplizio in quanto anch'egli violentato e seviziato con l'ausilio di un bastone, poi, presumibilmente quando era ancora vivo, fu coperto di urina". Del fatto che erano nudi al momento del decesso non vi sono dubbi, come le ho già detto, le ferite su un corpo nudo sono riconoscibili, poi, i fori dei proiettili sui corpi, non corrispondevano ai fori dei proiettili sui vestiti. Infine, anche perchè era risaputo il fatto che Mussolini avesse la gamba sinistra più corta dell'altra, e negli stivali, al momento dell'esame autoptico non c'era il rialzo di 2 cm che lui usava abitualmente oltre al fatto che gli stivali non erano della sua misura. Riguardo alle cause di morte per soffocamento non ci sono dubbi anche se furono determinanti le numerose emorragie interne causate dalle sevizie.Queste poche righe che seguono sono tratte dal libro "Il fascista": A Piazzale Loreto furono esposti i cadaveri del Duce e di Claretta Petacci... fu assassinata l'Italia... quella profonda, grande, quella che aveva cercato, ricollegandosi al suo passato, alla sua cultura universale, uno spazio nel mondo... a Piazzale Loreto morì la gioia, la speranza, caddero le illusioni e le aspettative di una parte degli italiani, quella più giovane, che aveva scelto di aderire alla RSI perchè non volle tradire, non volle arrendersi, quella che scelse di morire... quella che scelse l'onore alla vergogna. Quell'Italia che vive e palpita ancora nonostante il fango gettatole addosso dai comunisti e dagli antifascisti per oltre 50 anni".
“La Destra” e il gruppo giovanile di “Gioventù Italiana” della sezione “Giorgio Almirante” di Priverno commemorano a sessantaquattro anni dall'evento l'assassinio di un grande Italiano che chiunque può criticare ma di cui ciascuno dovrebbe riconoscerne il pensiero, lo stile, le azioni... svolti esclusivamente per il bene d'Italia.Ma nessuna persona a destra del sistema dovrebbe dimenticare le proprie origini consegnate alla storia, sicuramente con la dignità di rappresentare un filo continuo passato per il sacrificio di centinaia di martiri della violenza politica “democratica” senza mai dimenticare, senza mai rinnegare, senza mai restaurare.
giovedì 23 aprile 2009

martedì 21 aprile 2009
Parola d'ordine...Autonomia

“Siamo la vera novità di questa campagna elettorale - ha detto Buontempo - una coalizione che reagisce al bipartitismo malato per dare voce alla Politica, che da questa assurda legge elettorale ha subito una violenza. C’è la forte necessità di ridare voce alla Politica, con una coalizione che ha l’ambizione di andare oltre il momento del voto. L’autonomia va letta sia dal punto di vista della forte identità territoriale sia dal punto di vista dell’autonomia politica. Occorre rompere il muro eretto dalle forze politiche maggiori per escludere i piccoli”. Un’alleanza, spiega Francesco Pionati (Adc) che “non è solo un cartello elettorale” e che mira a “reagire ad una legge elettorale con lo sbarramento al 4% volto solo ad escludere dal Parlamento europeo autonomie e territori, garantendo loro la rappresentanza che meritano”. Un’alleanza che, puntualizza Pionati, “non è certo un’alternativa rispetto alle alleanze nazionali: noi restiamo con il centrodestra”.
Le liste dell’Autonomia, spiega il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, “nascono per dimostrare che siamo leali e conseguenti rispetto a quanto abbiamo promesso contrastando la nuova legge elettorale, che è assurda ed iniqua. Andiamo da soli, senza inseguire la certezza di seggi e di rimborsi elettorali, per salvaguardare - ribadisce il governatore della Sicilia - quella storia che abbiamo alle spalle e di cui siamo orgogliosi. Sono sicuro - ha concluso Lombardo - che superermo ampiamente il 4%, fino a superare il 6-7% e mi aspetto il sostegno di gruppi, associazioni e movimenti di tutta Italia, che non hanno la forza di presentare una lista e che potranno esprimere un candidato nelle nostre liste”. Il leader del Partito Pensionati, Fatuzzo, ha spiegato: “In tutta Europa i pensionati sono ricordati da tutti in campagna elettorale, ma il giorno dopo tutti se li dimenticano. Ma è importante esserci in Europa, e con l’aiuto di questi amici i pensionati avranno una loro degns rappresentanza. Siamo come i quattro moschettieri: uno per tutti, tutti per uno”.
Il logo è formato da un circolo con i simboli dei quattro partiti della lista in campo arancione. Su tutto campeggia la scritta “autonomia”. L’intesa è stata raggiunta su un progetto politico e non nasce solo da questioni tecniche, legate al meccanismo dello sbarramento.
martedì 7 aprile 2009
Anche Priverno si mobilità
“Circa 200 morti, centinaia di feriti, migliaia di sfollati! Questa si chiama “emergenza nazionale”! È necessario che anche i cittadini di Latina e dell’intera Provincia si rendano in qualche modo utili e solidali con i nostri connazionali abruzzesi, i quali stanno vivendo momenti che definire di sofferenza è dire poco. In questi tragici frangenti è necessario che anche i partiti sospendano la loro quotidiana attività politica, ed al di là di schieramenti, colori e bandiere si mettano a disposizione, con qualunque mezzo, di tutte quelle famiglie che vivono nel luogo del disastro” le parole di Andrea Lucidi, Segretario Comunale di “Gioventù Italiana”.
Per tutti questi motivi "LaDestra" ed il suo movimento giovanile, "Gioventù Italiana", saranno presenti (ovviamente insieme ad ogni associazione e/o partito che vorrà collaborare) in Piazza del Popolo, Sabato 11 Aprile, dalle ore 16 alle ore 20, per approntare una raccolta di fondi e di beni di primissima necessità da devolvere immediatamente alla popolazione calamitata. “Il tutto sarà poi consegnato ai nostri fratelli abruzzesi che provvederanno a rifornire associazioni di volontariato e Protezione Civile nelle località maggiormente colpite dal sisma” assicura Francesco Ciccone, Segretario Provinciale di “Gioventù Italiana”.
sabato 14 marzo 2009
Violenza su donne e bambini...NOI NON CI STIAMO!

lunedì 16 febbraio 2009
IN MEMORIA DI GIORGIO ALMIRANTE
L’uomo che immaginò il futuro
verità fiorire sulle labbra
del tuo nemico, devi gioire,
perché questo è il segno della vittoria.

Biografia
Giorgio Almirante apparteneva a una famiglia di origine nobiliare partenopea: gli Almirante erano stati dal 1691 i duchi di Cerza Piccola.
Il padre, Mario, fu attore e direttore di scena delle compagnia di Eleonora Duse e di quella di Ruggero Ruggeri, ed in seguito regista del cinema muto.
Il nonno Nunzio Almirante era anch'egli attore, e fratelli del padre erano anche gli attori Ernesto, Giacomo, Luigi. Era parente anche di Italia Almirante Manzin, attrice del cinema muto.
A causa proprio del lavoro paterno Giorgio Almirante visse i primi 10 anni di vita in giro per l'Italia. La sua famiglia si stabili infine prima a Torino e poi a Roma.
Nell'Italia Fascista
Gli studi e gli esordi su Il Tevere
Parallelamente agli studi, compiuti a Torino presso il Liceo Classico Vincenzo Gioberti, iniziò la sua carriera come cronista presso il quotidiano fascista Il Tevere.
Nel 1937 Almirante si laureò in lettere con una tesi sulla fortuna di Dante Alighieri nel Settecento italiano con l'italianista Vittorio Rossi.
La collaborazione con Il Tevere proseguì fino a divenirne caporedattore e terminò nel 1943. presso il Liceo Classico Vincenzo Gioberti, iniziò la sua carriera come cronista presso il quotidiano fascista Il Tevere.
Nel 1937 Almirante si laureò in lettere con una tesi sulla fortuna di Dante Alighieri nel Settecento italiano con l'italianista Vittorio Rossi.
La collaborazione con Il Tevere proseguì fino a divenirne caporedattore e terminò nel 1943.
La collaborazione a La difesa della razza
Firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, dal 1938 al 1942 collaborò alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione.
Su questa rivista si occupò di far penetrare in Italia le tesi razziste provenienti dalla Germania nazista, che già avevano portato all'approvazione nel 1938 delle leggi razziali fasciste, e che faticavano ad imporsi nella società italiana, dov'erano percepite come un elemento estraneo alla cultura nazionale. All'accusa che il regime si stesse appiattendo sempre più sulle posizioni naziste, Almirante, nell'ottobre del 1938, rispondeva che:
« il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad unapotenza straniera»
Ancora nel maggio del 1942 Almirante, nell'articolo "Contro le pecorelle dello pseudo-razzismo antibiologico", ribadiva l'adesione del regime alle tesi razziste rispondendo alle accuse che le indicavano come un corpus estraneo alla cultura cattolica e nazionale:
« Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta […] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo »
La collaborazione a La difesa della razza fu l'unica esperienza che Almirante sconfessò completamente affermando "di aver superato la sua adesione al movimento razzista per ragioni umane e concettuali, per uno di quei superamenti di coscienza ai quali bisogna pur pervenire se si vive con piena onestà la propria fede e la propria dottrina".
Allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale Giorgio Almirante fu arruolato, combattendo nella campagna d'Africa.
L'8 settembre del 1943 venne firmato l'Armistizio di Cassibile.
Alla creazione della Repubblica Sociale Italiana Giorgio Almirante passò a Salò, arruolandosi nella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo.
Successivamente, dopo aver ricoperto il ruolo di Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare di Mussolini passò al ruolo di tenente della brigata nera dipendente sempre dal Minculpop.
In questa veste, al pari delle altre camicie nere, si impegnò nella lotta ai partigiani in particolare in Val d'Ossola e nel grossetano.
Qui, il 10 aprile 1944, apparve un manifesto firmato da Almirante:
« tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell'intero gruppo e per la consegna delle armi. »
Nel 1971 il volantino verrà ritrovato nell'archivio comunale di Massa Marittima e la sua pubblicazione sul giornale l'Unità del 27 giugno 1971 susciterà roventi polemiche. 8 settembre del 1943 venne firmato l'Armistizio di Cassibile.
Alla creazione della Repubblica Sociale Italiana Giorgio Almirante passò a Salò, arruolandosi nella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo.
Successivamente, dopo aver ricoperto il ruolo di Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare di Mussolini passò al ruolo di tenente della brigata nera dipendente sempre dal Minculpop.
In questa veste, al pari delle altre camicie nere, si impegnò nella lotta ai partigiani in particolare in Val d'Ossola e nel grossetano.
Qui, il 10 aprile 1944, apparve un manifesto firmato da Almirante:
« tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell'intero gruppo e per la consegna delle armi. »
Nel 1971 il volantino verrà ritrovato nell'archivio comunale di Massa Marittima e la sua pubblicazione sul giornale l'Unità del 27 giugno 1971 susciterà roventi polemiche.
L'immediato dopoguerra e la fondazione del MSI
« Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai. »
(Giorgio Almirante, da Autobiografia di un 'fucilatore')
« Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria. »
« Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai. »
(Giorgio Almirante, da Autobiografia di un 'fucilatore')
« Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria. »
Dal 25 aprile 1945 fino al settembre 1946 rimase in clandestinità.
Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò a Roma alla riunione costitutiva del Movimento Sociale Italiano (MSI).
Diresse "Rivolta Ideale" settimanale di propaganda. Nel nuovo partito assunse subito la carica di Segretario, che mantenne fino al gennaio 1950.
Nel 1947 fu condannato al confino di polizia per "collaborazionismo con i nazisti" e per le sua attività successive alla guerra. 25 aprile 1945 fino al settembre 1946 rimase in clandestinità.
Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò a Roma alla riunione costitutiva del Movimento Sociale Italiano (MSI).
Diresse "Rivolta Ideale" settimanale di propaganda. Nel nuovo partito assunse subito la carica di Segretario, che mantenne fino al gennaio 1950.
Nel 1947 fu condannato al confino di polizia per "collaborazionismo con i nazisti" e per le sua attività successive alla guerra.
Il ritorno dal confino e l'inizio della vita parlamentare
Fu eletto in Parlamento fin dalla prima legislatura (1948) e sempre rieletto alla Camera.
Dopo la morte del segretario Arturo Michelini, tornò dal 29 giugno 1969 fino al dicembre 1987 al vertice del partito.
Durante la sua lunghissima permanenza alla segreteria del MSI Almirante seppe far valere la propria personalità pacata e consensuale, indispensabile in un partito dove, soprattutto dopo la fusione con i monarchici nel 1971, militavano personalità diversissime per provenienza politica e per caratteristiche caratteriali[senza fonte].
Almirante fu l'artefice di quella che fu definita la "politica del doppiopetto", in bilico tra le rivendicazioni dell'eredità fascista e l'apertura al sistema.
Si distinse in diverse battaglie per la difesa dell'italianità sul territorio nazionale, pronunciando discorsi fiume (anche di nove ore) a favore del ritorno all'Italia di Trieste, la cui "questione" non era ancora stata risolta, e poi contro la modifica dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, con la quale veniva attuata la tutela della comunità di lingua tedesca ma che a suo vedere era troppo sbilanciata a sfavore della comunità italiana, e contro l'istituzione delle regioni nel 1970. Criticò anche la legge Scelba che vietava la ricostituzione del Partito Fascista.
Agli inizi degli anni Sessanta si batté contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica; agli inizi degli anni Settanta, per disciplina di partito, contro l'introduzione del divorzio. La sua posizione di apertura era stata infatti messa in minoranza durante le discussioni alla direzione del MSI. Egli stesso si era avvalso delle possibilità offerte dalla legge Fortuna-Baslini per divorziare da Gabriella Magnatti e risposarsi con Assunta Stramandinoli, conosciuta quando era sposata con il marchese De Medici e rimasta poi vedova del primo marito.
Nel 1972, grazie anche alla fusione con il PDIUM il MSI ottenne il suo massimo storico alle elezioni politiche (diventando MSI-Destra Nazionale), 8,7% alla Camera e 9,2% al Senato, eleggendo 56 deputati e 26 senatori. Già l'anno prima il MSI (ormai Msi-Dn) aveva ottenuto un notevole risultato alle elezioni regionali in Sicilia, con un clamoroso 16 per cento.
Divenuto il principale simbolo della destra anticomunista, fu spesso attaccato dalle forze della sinistra soprattutto estrema, che lo accusarono anche di esser stato un "fucilatore"[senza fonte] durante il suo passato nella Repubblica Sociale Italiana.
Almirante rispose a queste accuse per vie legali ed editoriali, pubblicando Autobiografia di un fucilatore: «Un titolo doppiamente bugiardo, poiché non è un'autobiografia, né io sono un fucilatore». I giornalisti che vennero querelati da Almirante vennero però tutti assolti da diversi tribunali della Repubblica «per avere dimostrato la verità dei fatti».
L'allora Procuratore Generale di Milano, Luigi Bianchi d'Espinosa, decise di chiedere alla Camera l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti per tentata ricostituzione del Partito fascista; l'autorizzazione fu concessa il 24 maggio 1973 con 484 voti a favore contro 60, ma l'inchiesta non ebbe alcun esito e venne archiviata.
Una raccolta di firme promossa dalla sinistra extraparlamentare per lo scioglimento del MSI non ebbe miglior successo. La storiografia ha peraltro accertato con numerose prove che il noto volantino sugli "sbandati" della RSI a firma di Almirante (e che lui sostenne poi essere un falso), era assolutamente originale[senza fonte].
Nel 1977 affrontò con serenità la scissione che portò alla nascita di Democrazia Nazionale, effimero partito composto per lo più da elementi di provenienza monarchica ma anche da esponenti "storici" del Msi come De Marzio, Cerullo e Anderson che con un programma moderato intendevano tentare un aggancio con il centro democristiano. Alle elezioni politiche del 1979 Democrazia Nazionale non ottenne alcun seggio e sparì dalla scena politica.
Nella seconda metà degli anni Settanta, in piena emergenza terrorismo, si schierò per l'introduzione della pena di morte per i terroristi colpevoli di omicidio.
Sempre negli anni Settanta Almirante si rese autore di favoreggiamento aggravato nei confronti di Carlo Cicuttini, dirigente dell'MSI friulano e autore della Strage di Peteano nella quale furono uccisi tre Carabinieri. Per tale crimine Almirante chiese in seguito l'amnistia che gli venne concessa in quanto maggiore di 70 anni.
Successivamente avversò la legalizzazione dell'aborto, e sostenne i provvedimenti del Governo Craxi per l'attuazione del decreto legge per la liberalizzazione del mercato televisivo.
Le sue condizioni di salute lo obbligarono nel 1987 ad abbandonare la segreteria del partito, a favore del suo delfino Gianfranco Fini, già segretario del Fronte della Gioventù.
Il 24 gennaio 1988 fu eletto presidente del partito dalla maggioranza del comitato centrale. Morì a Roma il 22 maggio dello stesso anno, dopo anche un intervento eseguito a Parigi successivamente al quale le sue condizioni peggiorarono notevolmente. La sua morte cadde il giorno successivo a quella di Pino Romualdi.
La presidente della Camera dei deputati Nilde Jotti e il leader comunista Giancarlo Pajetta si recarono alla camera ardente a rendere omaggio ai due capi storici del Msi. Lo stesso Almirante nel 1984 si era recato insieme a Pino Romualdi a rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer a Botteghe Oscure.
Per i due leader missini si svolsero esequie comuni a Roma, a Piazza Navona. 1948) e sempre rieletto alla Camera.
Dopo la morte del segretario Arturo Michelini, tornò dal 29 giugno 1969 fino al dicembre 1987 al vertice del partito.
Durante la sua lunghissima permanenza alla segreteria del MSI Almirante seppe far valere la propria personalità pacata e consensuale, indispensabile in un partito dove, soprattutto dopo la fusione con i monarchici nel 1971, militavano personalità diversissime per provenienza politica e per caratteristiche caratteriali[senza fonte].
Almirante fu l'artefice di quella che fu definita la "politica del doppiopetto", in bilico tra le rivendicazioni dell'eredità fascista e l'apertura al sistema.
Si distinse in diverse battaglie per la difesa dell'italianità sul territorio nazionale, pronunciando discorsi fiume (anche di nove ore) a favore del ritorno all'Italia di Trieste, la cui "questione" non era ancora stata risolta, e poi contro la modifica dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, con la quale veniva attuata la tutela della comunità di lingua tedesca ma che a suo vedere era troppo sbilanciata a sfavore della comunità italiana, e contro l'istituzione delle regioni nel 1970. Criticò anche la legge Scelba che vietava la ricostituzione del Partito Fascista.
Agli inizi degli anni Sessanta si batté contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica; agli inizi degli anni Settanta, per disciplina di partito, contro l'introduzione del divorzio. La sua posizione di apertura era stata infatti messa in minoranza durante le discussioni alla direzione del MSI. Egli stesso si era avvalso delle possibilità offerte dalla legge Fortuna-Baslini per divorziare da Gabriella Magnatti e risposarsi con Assunta Stramandinoli, conosciuta quando era sposata con il marchese De Medici e rimasta poi vedova del primo marito.
Nel 1972, grazie anche alla fusione con il PDIUM il MSI ottenne il suo massimo storico alle elezioni politiche (diventando MSI-Destra Nazionale), 8,7% alla Camera e 9,2% al Senato, eleggendo 56 deputati e 26 senatori. Già l'anno prima il MSI (ormai Msi-Dn) aveva ottenuto un notevole risultato alle elezioni regionali in Sicilia, con un clamoroso 16 per cento.
Divenuto il principale simbolo della destra anticomunista, fu spesso attaccato dalle forze della sinistra soprattutto estrema, che lo accusarono anche di esser stato un "fucilatore"[senza fonte] durante il suo passato nella Repubblica Sociale Italiana.
Almirante rispose a queste accuse per vie legali ed editoriali, pubblicando Autobiografia di un fucilatore: «Un titolo doppiamente bugiardo, poiché non è un'autobiografia, né io sono un fucilatore». I giornalisti che vennero querelati da Almirante vennero però tutti assolti da diversi tribunali della Repubblica «per avere dimostrato la verità dei fatti».
L'allora Procuratore Generale di Milano, Luigi Bianchi d'Espinosa, decise di chiedere alla Camera l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti per tentata ricostituzione del Partito fascista; l'autorizzazione fu concessa il 24 maggio 1973 con 484 voti a favore contro 60, ma l'inchiesta non ebbe alcun esito e venne archiviata.
Una raccolta di firme promossa dalla sinistra extraparlamentare per lo scioglimento del MSI non ebbe miglior successo. La storiografia ha peraltro accertato con numerose prove che il noto volantino sugli "sbandati" della RSI a firma di Almirante (e che lui sostenne poi essere un falso), era assolutamente originale[senza fonte].
Nel 1977 affrontò con serenità la scissione che portò alla nascita di Democrazia Nazionale, effimero partito composto per lo più da elementi di provenienza monarchica ma anche da esponenti "storici" del Msi come De Marzio, Cerullo e Anderson che con un programma moderato intendevano tentare un aggancio con il centro democristiano. Alle elezioni politiche del 1979 Democrazia Nazionale non ottenne alcun seggio e sparì dalla scena politica.
Nella seconda metà degli anni Settanta, in piena emergenza terrorismo, si schierò per l'introduzione della pena di morte per i terroristi colpevoli di omicidio.
Sempre negli anni Settanta Almirante si rese autore di favoreggiamento aggravato nei confronti di Carlo Cicuttini, dirigente dell'MSI friulano e autore della Strage di Peteano nella quale furono uccisi tre Carabinieri. Per tale crimine Almirante chiese in seguito l'amnistia che gli venne concessa in quanto maggiore di 70 anni.
Successivamente avversò la legalizzazione dell'aborto, e sostenne i provvedimenti del Governo Craxi per l'attuazione del decreto legge per la liberalizzazione del mercato televisivo.
Le sue condizioni di salute lo obbligarono nel 1987 ad abbandonare la segreteria del partito, a favore del suo delfino Gianfranco Fini, già segretario del Fronte della Gioventù.
Il 24 gennaio 1988 fu eletto presidente del partito dalla maggioranza del comitato centrale. Morì a Roma il 22 maggio dello stesso anno, dopo anche un intervento eseguito a Parigi successivamente al quale le sue condizioni peggiorarono notevolmente. La sua morte cadde il giorno successivo a quella di Pino Romualdi.
La presidente della Camera dei deputati Nilde Jotti e il leader comunista Giancarlo Pajetta si recarono alla camera ardente a rendere omaggio ai due capi storici del Msi. Lo stesso Almirante nel 1984 si era recato insieme a Pino Romualdi a rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer a Botteghe Oscure.
Per i due leader missini si svolsero esequie comuni a Roma, a Piazza Navona.
Frasi Celebri di Giorgio Almirante
«Perse tutte le illusioni, le cerco.»
«Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria.»
«Non rinnegare, non restaurare.»
«La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l'Europa o va a destra o non si fa... »
«Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci risollevammo per noi stessi, da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla.» Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci risollevammo per noi stessi, da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla.»
«Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta [...] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti ? nel nostro credere, obbedire, combattere ? noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti.» Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta [...] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti ? nel nostro credere, obbedire, combattere ? noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti.»
«Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza [...] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera.» Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza [...] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera.»
«Se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai.»
La sezione “Giorgio Almirante” di Priverno ha voluto ricordare "un grande Italiano" e "il leader della generazione che non si è arresa".
giovedì 12 febbraio 2009
Noi Non Dimentichiamo!
Un gesto simbolico nel ricordo di maestri, preti, soldati, operai, studenti seviziati ed uccisi dalle milizie comuniste jugoslave nelle scuole, in strada, in chiesa, in casa propria: cadaveri disseminati senza pietà lungo tutto il confine nord-orientale d’Italia, giovani donne torturate con tenaglie roventi, rinchiuse in gabbie di ferro, stuprate ed esposte al ludibrio degli uomini di Tito. I loro carnefici sono ancora impuniti, prosciolti dall’accusa di sterminio per aver operato in territorio “extranazionale”, o mai nemmeno processati. La disperazione dei 350 mila esuli italiani di Fiume, dell’Istria, della Dalmazia, costretti ad abbandonare le loro case, le loro terre, i loro ricordi radicati nei secoli. Migliaia di persone scomparse nel nulla, che l’Italia, l’Europa ed il mondo hanno fatto finta di dimenticare. Il silenzio degli storici di partito e l’omissione complice della scuola pubblica italiana, perché le giovani generazioni non sapessero, perché non ricordassero.
Il 10 Febbraio di ogni anno, nel “Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano - dalmata e delle vicende del confine orientale”, indosseremo il fiocco tricolore per tributare il riconoscimento nostro a questi Figli e Fratelli d’Italia troppo a lungo dimenticati.











