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sabato 12 settembre 2009

Fini è un (compagno) travestito


«Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» (G. Fini, 19 agosto 1989)

«Alleanza Nazionale non confluirà nel Popolo della Libertà»(G. Fini, 19 novembre 2007)


Recentemente il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dichiarato di non essere un “compagno travestito”. Sarà vero? Lui assicura di sì. Garantisce anche di “non essere un folle” né di voler aspirare alla carica del Capo dello Stato.Anche se non posso essere certo della volontà del fondatore di AN riguardo l’ultima affermazione, sento di essere d’accordo con Fini sulle prime due.Lui non è affatto un pazzo, anzi, è un cinico e razionale calcolatore, sempre pronto a cogliere l’attimo e a trarre il più cospicuo vantaggio dalla situazione contingente.Non c’è che dire, è estremamente abile in questo.Se l’opportunismo fosse un’arte, lui ne sarebbe il più apprezzato ideologo e militante al tempo stesso.Consideriamo, inoltre, che Fini ha ragione anche quando afferma di non essere un compagno travestito. Un compagno in incognito lo riconosci sempre, in quanto, presto o tardi, in modo più o meno evidente, non potrà non tradirsi. Egli finisce infatti per commettere un errore, una svista, che rende manifesta la sua natura effettiva e fa miseramente cadere tutta l’abile retorica con la quale ha plasmato la sua stessa maschera.Franceschini, per esempio, è un tipico esempio di compagno travestito: di recente ha dichiarato che solo Mussolini “ha fatto di più” di Berlusconi, volendo chiaramente far passare il messaggio che vede Berlusconi come la riproposizione contemporanea del Duce, con un accostamento assurdo e non pertinente da tutti i punti di vista.Affermando ciò, ha meravigliosamente rivelato all’Italia tutta di essere il classico post-rossiccio che cambia vestito politico ma che, sotto sotto, crede nel teorema – campato per aria, ad uso e consumo dell’antiberlusconismo più becero e pleonastico – secondo cui Berlusconi è un Mussolini dei tempi nostri. E pazienza se l’attuale premier è un nano (dal punto di vista fisico, morale e politico) neoliberista asservito agli americani, alla mafia israeliana e al Beduino libico. E pazienza se non c’è nulla di più distante dallo Stato fascista, che è corporativo (*), della patacca neoliberista berlusconiana.Ma si diceva, tornando a noi, che Fini non è un compagno travestito.Il fondatore di AN è, invece, un travestito. Punto. Un travestito politico che, nel corso della sua vita, ha attraversato in modo farsesco e proditorio quasi tutto il “tavolo ideologico” italiano.E’ stato fascista, il prediletto di Almirante, fino a quando ha ottenuto la poltrona più importante del MSI. Ha rappresentato quella che voleva essere identificata come la “nuova destra” italiana per un certo periodo, quando ancora i post-missini avevano necessità di essere presi per mano e guidati all’interno della nuova creatura – AN – pensandola come una casa più grande e accogliente, ma pur sempre la casa dei camerati.E’ stato liberale, quando AN era già una realtà consolidata e quando la parola d’ordine era attaccarsi al carro berlusconiano.Mentre adesso è un finto social-democratico con tirate legaliste, buoniste ed atee, da quando, una mattina appena sveglio, ha scoperto di poter fare a meno di Berlusconi. Soprattutto adesso che ricopre un ruolo istituzionale di primo piano e, cosa più importante, indipendente dalle influenze esercitate dal premier.Un travestito sfuggente ed abile. L’uomo giusto per ogni stagione. Il principe del camaleontismo contemporaneo. Uno schifo.


«Chi dice lavoro, dice borghesia produttiva e classi lavoratrici delle città e dei campi. Non privilegi alla prima, non privilegi alle ultime ma tutela di tutti gli interessi che armonizzano con quelli della produzione e della nazione»
(B. Mussolini, 16 novembre 1922)