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venerdì 4 settembre 2009

Gheddafi-Berlusconi, amicizia pericolosa!


La visita del Premier Italiano Berlusconi a casa del leader libico Gheddafi non è certo un brillante esempio di Politica Estera. Il colonnello africano è stato omaggiato nella sua terra dopo aver accolto con abbracci e fuochi d’artificio il terrorista responsabile dell’attentato di Lockerbie. Un comportamento che ha trovato lo sdegno di altri uomini politici come Putin e Sarkozy, ma non quello del Cavaliere, giunto a Tripoli allo scopo di festeggiare il "trattato di amicizia" tra i due Paesi. L’immagine dell’Italia, a mio parere, ne esce ridimensionata. Non abbiamo fatto una bella figura genuflettendoci al sorriso granitico di Gheddafi, prima accolto nel nostro Paese come un trionfatore e poi riverito in Libia, con tanto di passaggio delle Frecce Tricolori, orgoglio tecnologico nostrano. E proprio sulla presenza delle Frecce Tricolori Gheddafi si è potuto permettere di dare un altro schiaffo all’Italia, facendo capire con chiarezza che al di fuori degli affari e degli interessi economici della Libia stipulati con il Governo Italiano, tutto ciò che richiama l’Italia in quanto Nazione e Patria gli sono nemici.L’Italia, così facendo, diventa complice di una menzogna storica, quella che vede il leader libico vittima, insieme al suo Popolo, di una guerra, tra l’Italia fascista e la Libia, che, in realtà, non c’è mai stata. Grazie ai nostri politici, che lo hanno aiutato a rinnovare la sua immagine. Il fatto è che non si può dimenticare che Gheddafi è salito al potere con un colpo di Stato militare, ha instaurato un duro regime islamico, ha finanziato negli anni il terrorismo, ha alimentato lo scontro etnico e religioso locale, perseguito e derubato dei propri beni gli Italiani nati in Libia e poi espulsi dal Paese con il suo arrivo al comando. Di questi nostri connazionali, così umiliati, nessuno parla. Eppure, prima del suo avvento, quindi anche nel periodo compreso fra il 1945 ed il 1969, i rapporti tra libici ed Italiani residenti erano molto buoni, coloro che governano rispettavano la nostra Comunità e nei libri di testo scolastici la presenza dell’Italia veniva considerata la migliore mai vissuta dalla Libia nella sua pur millenaria storia.Nel 1969, poi, Gheddafi diede vita a un regime islamico, reazionario, reso possibile dalla rendita petrolifera.E l’Italia oggi che fa? Partecipa ai festeggiamenti per la nascita del regime libico invece di sottolineare, come si dovrebbe convenire, che questa non è una ricorrenza di democrazia e di rispetto della libertà. Si trattò di un colpo di Stato e ciò non fa onore al nostro Paese, perché dove mancano libertà e democrazia, e dove i cittadini benemeriti vengono espropriati e cacciati da una terra che loro hanno contribuito a far crescere, beh... questo non è certo un esempio da additare ai giovani. Anche sul fronte caldo dell’immigrazione, la Libia ha le sue "pecche". Gheddafi incassa soldi per limitare i cosiddetti "barconi della disperazione", una sorta di risarcimento danni, quando invece la Libia dall’Italia ha avuto solo benefici. Ma se un risarcimento ci doveva essere, questo doveva venire dalla Libia, diventata ricca con il petrolio e grazie all’Italia che aveva messo fine alle stragi e curato le popolazioni nel periodo precedente alla conquista del potere da parte del Colonnello. Gli Italiani cacciati dalla Libia e derubati di tutto nel 1969, oggi, dopo le pompose accoglienze a Gheddafi ed i continui scambi di "effusioni" politiche, è come se venissero nuovamente "espulsi", questa volta, però, dalla loro amata Italia.


(articolo di Teodoro Buontempo, Pres. Naz.le de "LaDestra")