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lunedì 28 settembre 2009

"La Destra".Emiio Perroni Commissario Provinciale




Il Segretario Regionale de "LaDestra", On. Vittorio Messa, d'intesa con il Presidente Nazionale, On. Teodoro Buontempo, ed il Segretario Nazionale del Partito, On. Francesco Storace, ha provveduto nei giorni scorsi alla nomina del Commissario della Federazione Provinciale di Latina. Si tratta del Dott. Emilio Perroni, libero professionista, quarantatreenne, terracinese, già Dirigente Provinciale e Candidato al Senato della Repubblica alle Politiche del 2008 per lo stesso Partito.

Perroni succede al Segretario Provinciale Dott. Andrea Stabile cui va il più sincero ringraziamento da parte dell'intera Comunità de "LaDestra" di Latina e del territorio della Provincia tutta per il prezioso lavoro ed impegno quotidiano profuso per garantire la credibilità e l'immagine sana e coerente del Partito in questo ultimo anno.

Le prime parole del Commissario Perroni, che guiderà il Partito fino alle Elezioni Regionali del Marzo 2010, sono relative al sentiero che intende percorrere insieme alla base e tutti i militanti de "LaDestra", facendo leva su quella che fu l'intuizione del Segretario Storace: "Con grande anticipo rispetto a quella che è stata poi l'involuzione di AN, Storace comprese che dietro il sorriso di Fini si nascondeva la morte della Destra Italiana ed è così che, con coraggio e disponibilità al sacrificio, ha dato vita a quella che oggi come oggi è l'unica casa possibile per chi incarna certi ideali e propugna determinati valori. Sarà nostro dovere ridare alla Politica un peso specifico nella quotidianeità dei nostri concittadini. Sarà nostro obiettivo riavvicinare gli sfiduciati, i delusi, gli astensionisti. Sarà nostro compito primario rappresentare da Aprilia a Minturno un punto di riferimento per la gente comune che sente il bisogno di una Politica basata sul Sociale, per affrontare le tante emergenze del momento e ridare fiducia ed ottimismo ad una intera Comunità".

sabato 12 settembre 2009

Fini è un (compagno) travestito


«Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» (G. Fini, 19 agosto 1989)

«Alleanza Nazionale non confluirà nel Popolo della Libertà»(G. Fini, 19 novembre 2007)


Recentemente il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dichiarato di non essere un “compagno travestito”. Sarà vero? Lui assicura di sì. Garantisce anche di “non essere un folle” né di voler aspirare alla carica del Capo dello Stato.Anche se non posso essere certo della volontà del fondatore di AN riguardo l’ultima affermazione, sento di essere d’accordo con Fini sulle prime due.Lui non è affatto un pazzo, anzi, è un cinico e razionale calcolatore, sempre pronto a cogliere l’attimo e a trarre il più cospicuo vantaggio dalla situazione contingente.Non c’è che dire, è estremamente abile in questo.Se l’opportunismo fosse un’arte, lui ne sarebbe il più apprezzato ideologo e militante al tempo stesso.Consideriamo, inoltre, che Fini ha ragione anche quando afferma di non essere un compagno travestito. Un compagno in incognito lo riconosci sempre, in quanto, presto o tardi, in modo più o meno evidente, non potrà non tradirsi. Egli finisce infatti per commettere un errore, una svista, che rende manifesta la sua natura effettiva e fa miseramente cadere tutta l’abile retorica con la quale ha plasmato la sua stessa maschera.Franceschini, per esempio, è un tipico esempio di compagno travestito: di recente ha dichiarato che solo Mussolini “ha fatto di più” di Berlusconi, volendo chiaramente far passare il messaggio che vede Berlusconi come la riproposizione contemporanea del Duce, con un accostamento assurdo e non pertinente da tutti i punti di vista.Affermando ciò, ha meravigliosamente rivelato all’Italia tutta di essere il classico post-rossiccio che cambia vestito politico ma che, sotto sotto, crede nel teorema – campato per aria, ad uso e consumo dell’antiberlusconismo più becero e pleonastico – secondo cui Berlusconi è un Mussolini dei tempi nostri. E pazienza se l’attuale premier è un nano (dal punto di vista fisico, morale e politico) neoliberista asservito agli americani, alla mafia israeliana e al Beduino libico. E pazienza se non c’è nulla di più distante dallo Stato fascista, che è corporativo (*), della patacca neoliberista berlusconiana.Ma si diceva, tornando a noi, che Fini non è un compagno travestito.Il fondatore di AN è, invece, un travestito. Punto. Un travestito politico che, nel corso della sua vita, ha attraversato in modo farsesco e proditorio quasi tutto il “tavolo ideologico” italiano.E’ stato fascista, il prediletto di Almirante, fino a quando ha ottenuto la poltrona più importante del MSI. Ha rappresentato quella che voleva essere identificata come la “nuova destra” italiana per un certo periodo, quando ancora i post-missini avevano necessità di essere presi per mano e guidati all’interno della nuova creatura – AN – pensandola come una casa più grande e accogliente, ma pur sempre la casa dei camerati.E’ stato liberale, quando AN era già una realtà consolidata e quando la parola d’ordine era attaccarsi al carro berlusconiano.Mentre adesso è un finto social-democratico con tirate legaliste, buoniste ed atee, da quando, una mattina appena sveglio, ha scoperto di poter fare a meno di Berlusconi. Soprattutto adesso che ricopre un ruolo istituzionale di primo piano e, cosa più importante, indipendente dalle influenze esercitate dal premier.Un travestito sfuggente ed abile. L’uomo giusto per ogni stagione. Il principe del camaleontismo contemporaneo. Uno schifo.


«Chi dice lavoro, dice borghesia produttiva e classi lavoratrici delle città e dei campi. Non privilegi alla prima, non privilegi alle ultime ma tutela di tutti gli interessi che armonizzano con quelli della produzione e della nazione»
(B. Mussolini, 16 novembre 1922)

martedì 8 settembre 2009


Con grande rammarico e profondo dolore la Comunità Provinciale di “Gioventù Italiana” ha appreso della prematura ed improvvisa scomparsa del Segretario Comunale de “LaDestra” di Latina, Nando Cappelletti. Uno dei pochi Uomini realmente di Destra che ancora lottava all'alba del nuovo millennio, preoccupato non tanto degli incarichi quanto dei suoi Giovani e del suo Popolo. Impegnato non solo a redigere comunicati e ad indire comizi per intervenire su questo o quell’argomento ma soprattutto ad “istruire” ed “accrescere politicamente”, con la sua esperienza immensa, i suoi Camerati (lui amava definirci ancora così!). Un grande Uomo che da sempre ha lottato per un’Idea in cui credeva e per cui ha combattuto fino all'ultimo. Un Uomo di sani principi che sapeva regalare sorrisi e divertimento, insegnamenti e spensieratezza, ma che diventava duro come il marmo quando bisognava raggiungere un obiettivo. Un Uomo vero, che dalla nascita del Partito de "LaDestra" si è prodigato per la sua crescita sul territorio offrendo tempo, energie e spazi, senza alcun tentennamento. Un Uomo ed un Esempio che “non ha gettato alle ortiche, per inseguire il potere, la nostra fede più antica e le ragioni più vere”. Un Uomo figlio del suo tempo che sapeva guardare fieramente al Passato, inseguendo il Futuro.Così vogliamo ricordarLo e così porteremo nel cuore il nostro Nando Cappelletti, coscienti del fatto che abbia tracciato un sentiero che tutti Noi saremo chiamati, ora più che mai, a proseguire ed accrescere.

venerdì 4 settembre 2009

Gheddafi-Berlusconi, amicizia pericolosa!


La visita del Premier Italiano Berlusconi a casa del leader libico Gheddafi non è certo un brillante esempio di Politica Estera. Il colonnello africano è stato omaggiato nella sua terra dopo aver accolto con abbracci e fuochi d’artificio il terrorista responsabile dell’attentato di Lockerbie. Un comportamento che ha trovato lo sdegno di altri uomini politici come Putin e Sarkozy, ma non quello del Cavaliere, giunto a Tripoli allo scopo di festeggiare il "trattato di amicizia" tra i due Paesi. L’immagine dell’Italia, a mio parere, ne esce ridimensionata. Non abbiamo fatto una bella figura genuflettendoci al sorriso granitico di Gheddafi, prima accolto nel nostro Paese come un trionfatore e poi riverito in Libia, con tanto di passaggio delle Frecce Tricolori, orgoglio tecnologico nostrano. E proprio sulla presenza delle Frecce Tricolori Gheddafi si è potuto permettere di dare un altro schiaffo all’Italia, facendo capire con chiarezza che al di fuori degli affari e degli interessi economici della Libia stipulati con il Governo Italiano, tutto ciò che richiama l’Italia in quanto Nazione e Patria gli sono nemici.L’Italia, così facendo, diventa complice di una menzogna storica, quella che vede il leader libico vittima, insieme al suo Popolo, di una guerra, tra l’Italia fascista e la Libia, che, in realtà, non c’è mai stata. Grazie ai nostri politici, che lo hanno aiutato a rinnovare la sua immagine. Il fatto è che non si può dimenticare che Gheddafi è salito al potere con un colpo di Stato militare, ha instaurato un duro regime islamico, ha finanziato negli anni il terrorismo, ha alimentato lo scontro etnico e religioso locale, perseguito e derubato dei propri beni gli Italiani nati in Libia e poi espulsi dal Paese con il suo arrivo al comando. Di questi nostri connazionali, così umiliati, nessuno parla. Eppure, prima del suo avvento, quindi anche nel periodo compreso fra il 1945 ed il 1969, i rapporti tra libici ed Italiani residenti erano molto buoni, coloro che governano rispettavano la nostra Comunità e nei libri di testo scolastici la presenza dell’Italia veniva considerata la migliore mai vissuta dalla Libia nella sua pur millenaria storia.Nel 1969, poi, Gheddafi diede vita a un regime islamico, reazionario, reso possibile dalla rendita petrolifera.E l’Italia oggi che fa? Partecipa ai festeggiamenti per la nascita del regime libico invece di sottolineare, come si dovrebbe convenire, che questa non è una ricorrenza di democrazia e di rispetto della libertà. Si trattò di un colpo di Stato e ciò non fa onore al nostro Paese, perché dove mancano libertà e democrazia, e dove i cittadini benemeriti vengono espropriati e cacciati da una terra che loro hanno contribuito a far crescere, beh... questo non è certo un esempio da additare ai giovani. Anche sul fronte caldo dell’immigrazione, la Libia ha le sue "pecche". Gheddafi incassa soldi per limitare i cosiddetti "barconi della disperazione", una sorta di risarcimento danni, quando invece la Libia dall’Italia ha avuto solo benefici. Ma se un risarcimento ci doveva essere, questo doveva venire dalla Libia, diventata ricca con il petrolio e grazie all’Italia che aveva messo fine alle stragi e curato le popolazioni nel periodo precedente alla conquista del potere da parte del Colonnello. Gli Italiani cacciati dalla Libia e derubati di tutto nel 1969, oggi, dopo le pompose accoglienze a Gheddafi ed i continui scambi di "effusioni" politiche, è come se venissero nuovamente "espulsi", questa volta, però, dalla loro amata Italia.


(articolo di Teodoro Buontempo, Pres. Naz.le de "LaDestra")

giovedì 3 settembre 2009

"Gioventù Italiana" Priverno apre la Campagna Tesseramento 2009-2010











E’ iniziato il tesseramento di "Gioventù Italiana" movimento giovanile del partito,dopo le tante battaglie intraprese sia a livello nazionale,comunale e territoriale il movimento giovanile vuole un gruppo sempre più affiatato e continuare a combattere per le nuove battaglie attuali e future.
Il tesseramento partirà dal 15 settembre fino al 15 dicembre,il costo della tessera è di 6 euro.
Il responsabile del tesseramento è Il dirigente Domenico Capodilupo.
Per informazioni e contatti http://www.ladestrapriverno.com/ E-MAIL LADESTRAPRIVERNO@LIBERO.IT oppure venite a visitarci nella sezione "Giorgio Almirante" in via Giacomo Matteotti n°123 a Priverno.


Il Dirigente di "Gioventù Italiana" di Priverno Domenico Capodilupo.